Archivio | NINE RSS feed for this section

NINE

20 Mag
TRAMA/SYNOPSIS/TRAMA
Guido Contini (Daniel Day-Lewis) è un regista di fama mondiale che sta attraversando una crisi professionale e psicologica. Intento a preparare le riprese del suo prossimo film, si ritrova ad affrontare tutte le donne protagoniste della sua vita: la moglie (Marion Cotillard), l’amante (Penelope Cruz), la musa ispiratrice (Nicole Kidman), la confidente e costumista dei suoi film (Judi Dench), una giornalista di moda (Kate Hudson), la prostituta che ha segnato la sua giovinezza (Fergie) e la sua defunta madre (Sophia Loren).
Nine tells the story of Guido Contini (Daniel Day-Lewis), a world famous film director as he confronts an epic mid-life crisis with both creative and personal problems. He must balance the many women of his life, including his wife (Marion Cotillard), his mistress (Penelope Cruz), his film star muse (Nicole Kidman), his confidant and costume designer (Judi Dench), an American fashion journalist (Kate Hudson), the whore from his youth (Fergie) and his mother (Sophia Loren).
Pasión, fantasía, lujuria, amor, arte, estilo, desilusiones, sueños la vida siempre ha sido un circo para el mundialmente famoso director de películas de la década de 1960, Guido Contini (Daniel Day-Lewis)… sólo que ahora él no puede escapar en el vibrante y provocador musical dramático, Nine.
IL Giro Turistico
Il film, girato anche a Roma, offre lo spunto per una visita turistica da un’altro punto di vista : quello del grande cinema italiano. Per chi ha amato film come Bellissima di Luchino Visconti o Roma di Fellini ma anche grandi produzioni Hollywoodiane come Ben Hur di William Wyler o Quo Vadis? di Mervyn LeRoy una visita al tempio del cinema Italiano è un passaggio obbligato.
Cinecittà
/Nascita e primi anni

La storia di Cinecittà comincia durante il fascismo. Nel 1931 il regime, dove una parte degli intellettuali sosteneva fortemente l’importanza del cinema come strumento di propaganda, varò una legge tendente a penalizzare le importazioni e a stimolare la produzione nazionale. Si creò un ambiente che supportò le grandi produzioni di quegli anni, tra cui Scipione l’Africano di Carmine Gallone e Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini. Nel1939 la produzione cinematografica nazionale venne supportata con una nuova legge (la cosiddetta “Legge Alfieri”), che concedeva robusti finanziamenti alle produzioni nazionali mentre costringeva la distribuzione all’autarchia. Nel 1937 vi furono prodotti 19 film fra i quali Il feroce Saladino di Mario Bonnard, ispirato all’omonimo e famosissimo concorso di figurine bandito dalla Perugina. Nel 1940 furono 48 i film ivi girati. Nel 1942 i film furono 59. Nel 1943 la produzione di pellicole crollò a 25, e nello stesso anno i circa milleduecento dipendenti d
i Cinecittà furono licenziati. Dal settembre del ’43 il cinema fascista si trasferì a Veneziane i padiglioni della Biennale presso i giardini di Castello e in alcuni studi di posa alla Giudecca (Cinevillaggio). Negli ultimi due anni di guerra, gli stabilimenti di Cinecittà vennero prima occupati dai nazisti che li utilizzarono come luogo di concentramento di civili rastrellati nei dintorni di Roma, poi, dopo la liberazione della città, furono adibiti a ricovero degli sfollati.
/Hollywood sul Tevere

Dopo la guerra l’attività di produzione riprese con una certa lentezza e solo nel 1947, tre anni dopo la liberazione di Roma, venne girato nei suoi studi il primo film del dopoguerra: Cuore di Duilio Coletti. Negli anni cinquanta avvenne l’esplosione di Cinecittà, con le produzioni americane: è del 1951 il Quo vadis? di Mervyn LeRoy, del 1959 il Ben Hur di William Wyler, tutti film del genere peplum e soprannominati “sandaloni” dalla manovalanza locale. Tale boom ebbe origine dalla competitività economica degli studi romani, chiamati in seguito anche “la Hollywood sul Tevere”, complice anche una apposita legge che non consentiva ai produttori stranieri di esportare i guadagni realizzati in Italia, obbligandoli di fatto a reinvestire in loco.
Il successo delle produzioni americane introdusse nella società romana degli anni ’50, ancora assai provinciale e paludata, mediamente sonnolenta e discretamente ipocrita, fenomeni di sociologia e mondanità “moderne” quali il divismo, i parties, i fotografi invadenti (che a Roma si chiamarono “paparazzi”), i night club etc.: La dolce vita è il film simbolo di questa evoluzione.
Cinecittà divenne in quegli anni un mito, sognato Eldorado delle belle ragazze italiane che gareggiavano all’epoca per miss Italia, ed essa stessa una sorta di personaggio: basti ricordare Bellissima, di Luchino Visconti, e Roma, di Fellini.
La privatizzazione degli stabili, gestiti da Cinecittà Studios SpA, e l’apertura di un settore interamente dedicato alle lavorazioni in digitale hanno reso gli studi particolarmente competitivi: negli ultimi anni i teatri di Cinecittà hanno ospitato i set di alcune grosse produzioni americane come Gangs of New York di Martin Scorsese, Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson e La passione di Cristo di Mel Gibson.
Nel 2008 Cinecittà è stata messa a disposizione per le riprese del secondo episodio della 30esima stagione del telefilm di fantascienza britannico Doctor Who, ambientato nell’epoca di Pompei, nel giorno in cui eruttò il Vesuvio. L’episodio si chiama “The Fires of Pompeii” letteralmente “I Fuochi di Pompei”.
/The founding of Cinecittà
Cinecittà was opened by Mussolini in April 1937, with the intention of promoting Italy and the current fascist ideals through cinema. The complex, in south-east Rome, was designed as a complete centre of production, with facilities covering everything from training, through the production of films, to post-production. Within six years, almost 300 films had been made at the new studios, assisted by the Alfieri Law, introduced in 1939, which was designed to assist home-grown film production.
/Cinecittà during World War Two
In 1943, Italy surrendered and the Germans took over the country. They looted Cinecittà, and the film production facilities were moved to temporary accommodation in Venice. Over the next two years, Cinecittà was subjected to Allied bombing. Following the war, between 1945 and 1947, the studios of Cinecittà found a new use as a displaced persons’ camp. The period from 1943 onwards contributed towards the forming of the cinematic genre known as Italian neorealism; the Roman filmmakers, denied both funding and access to the facilities of Cinecittà, took to the streets and used amateur actors. The resulting films, like Roma Città Aperta, carried a strong sense of the difficulties with poverty and identity being faced in Italy at the time.
/Cinecittà after the war
By the 1950s, American production companies in search of cheap facilities began to turn their attention to Cinecittà. Films like Roman Holiday and Three Coins in the Fountain took advantage of both the facilities at Cinecittà and the possibilities for location shooting in Rome itself. The studios also hosted many epic productions, an early example being Quo Vadis? in 1951. Ben Hur was filmed here in 1959, and the production of Cleopatra was moved from London to Cinecittà following problems with budgeting, bad weather and Elizabeth Taylor’s health.
As the home of Italian cinema, Cinecittà has seen the production of many classic films such as La dolce vita and Satyricon.
Cinecittà Studios was privatised in the mid 1990s, and it now hosts many television productions as well as films. The studio is closed to the public, although it occasionally opens for tours. There are plans to open a full studio tour, along with a theme park called Cinecittà World, at some point in the near future.Since the days of Ben Hur, the studios have welcomed international productions, recent examples include Martin Scorsese’s Gangs of New York and Wes Anderson’s The Life Aquatic with Steve Zissou. Additionally, the BBC/HBO series Rome was filmed there from 2004-2007, the show being widely acclaimed for its sets and designs. BBC Wales reused some of these sets for an episode of the 2008 seriesof Doctor Who set in ancient Pompei
Cinecittà (en italiano, “ciudad del cine”), es un complejo de estudios de cine y televisión en la parte oriental de Roma, en la vía Tuscolana, a nueve kilómetros del centro de la ciudad. Tiene una superficie aproximada de 600.000 metros cuadrados.
/Fundación
La idea de su fundación aparece en los años treinta, durante el régimen fascista de Mussolini, en un intento de competir con los estudios de Hollywood en Estados Unidos. Asimismo, el régimen era consciente de la importancia de un arma de propaganda, parecida a la desarrollada en la Alemania Nazi. El 26 de enero de 1936 Mussolini pone la primera piedra, y tras quince meses de obras, los estudios son inaugurados el 28 de abril de 1937. En este mismo año se rodarían 19 películas, y en los siguientes varios cientos de filmes más. Durante estos primeros años los estudios vieron pasar a muchos de los grandes nombres del cine italiano: Roberto Rossellini, Federico Fellini, Vittorio De Sica y Luchino Visconti. En 1943 fue bombardeada por los nazis.
/Inversión estadounidense
Tras la crisis provocada por la guerra, ya en los años cincuenta, se rodaron allí grandes clásicos del cine ambientadas en el Imperio romano, como Quo vadis (1949), y Ben Hur (1959), siendo este período la edad de oro de los estudios. Tal fue la inversión estadounidense en Cinecittà que llegó a conocerse como “la Hollywood sul Tevere” (Hollywood sobre el Tíber). En los siguientes años se ruedan allí grandes películas del oeste, conocidas como Spaghetti Western, tales como Por un puñado de dólares (1964) o La muerte tenía un precio (1965). Otras grandes producciones desarrolladas en estos estudios incluyen Las aventuras del Barón Munchausen de Terry Gilliam, Cliffhanger de Renny Harlin, U-571 de Jonathan Mostow,Pandillas de Nueva York de Martin Scorsese, La Pasión de Cristo de Mel Gibson y La Vida Acuática con Steve Zizou de Wes Anderson.
/Privatización
En los años setenta, con la popularización de la televisión, los estudios se centran en las producciones de series y teleseries. En los años noventa Cinecittà es privatizada.
Los estudios fueron afectados por un incendio en agosto de 2007 el cual se originó en el hangar donde se grabó la serie de televisión producida por HBO y la BBC “Roma”.
Piazza Del Popolo

La piazza e la sua porta sono un ottimo esempio di “stratificazione” architettonica, un fenomeno consueto nella città eterna, che si è verificato per i continui avvicendamenti di pontefici che comportavano modifiche e rielborazioni dei lavori edilizi e viari. Sulla piazza affacciano ben tre chiese.
Santa Maria del Popolo
La più antica è la chiesa di Santa Maria del Popolo, a lato della porta. Venne eretta (sul sepolcro dei Domizi dove Nerone fu sepolto) nell’XI secolo da papa Pasquale II, ma venne poi ricostruita sotto papa Sisto IV da Baccio Pontelli e Andrea Bregno tra il 1472 ed il 1477, che le danno un aspetto maggiormenterinascimentale. Tra il 1655 ed il 1660 papa Alessandro VII decise di restaurare la chiesa dandole un aspetto più brioso; per questo incaricò Gian Lorenzo Bernini, che restaura nuovamente la chiesa, donandole questa volta una chiara impronta barocca che si può ammirare ancora oggi. La chiesa ospita dei dipinti di grandissima importanza: del Caravaggio sono presenti capolavori come Conversione di San Paolo e Crocefissione di San Pietro, nonché diversi affreschi del Pinturicchio, L’Assunzione di Annibale Carracci, oltre alle architetture di Raffaello Sanzio e del Bramante ed ad alcune sculture di Andrea Bregno e di Gian Lorenzo Bernini, come il magnifico organo sorretto da due angioletti in bronzo.
Porta del Popolo
Il “tridente” di Piazza del Popolo in un’incisione di Gianbattista Piranesi
Nel 1562-1565 Nanni di Baccio Bigio, su commissione di papa Pio IV (Medici), sistema la facciata esterna della Porta del Popolo. Successivamente, nel 1655, papa Alessandro VII (Chigi) commissiona a Gian Lorenzo Bernini i lavori per risistemare la facciata interna ed il cornicione superiore.
Nel 1573, papa Gregorio XIII (Boncompagni) colloca al centro della piazza una fontana di Giacomo della Porta, una delle nuove diciotto fontane progettate dopo il restauro dell’acquedotto Vergine. Ma nel 1589 papa Sisto V (Peretti) innalza un grande Obelisco Flaminio al centro della piazza, alto 24 metri, costruito ai tempi dei faraoni Ramesse II e Merenptah (1232-1220 a.C.), portato a Roma sotto Augusto e precedentemente collocato al Circo Massimo. Domenico Fontana sposta la fontana di Della Porta verso l’inizio di via del Corso.
Le due chiese gemelle, come vengono chiamate Santa Maria in Montesanto (1675) e Santa Maria dei Miracoli (1678), vengono costruite per volere di Alessandro VII, ma i lavori terminano solo dopo la scomparsa del pontefice (1667), rinnovando profondamente l’aspetto della piazza, e costituendo i due poli del Tridente, formato da via del Corso, via del Babuino e via Ripetta. I due edifici, che conferiscono alla piazza un aspetto barocco, vengono iniziati da Carlo Rainaldi e completati da Gian Lorenzo Bernini, con la collaborazione di Carlo Fontana.
La forma della piazza assume la conformazione attuale solo alla fine del XIX secolo. Precedentemente era una modesta piazza di forma trapezoidale, che si allargava verso il Tridente. Al tempo dell’occupazione napoleonica, infatti, l’aspetto architettonico ed urbanistico della piazza viene rivisto dall’architetto neoclassico Giuseppe Valadier, autore della definitiva trasformazione della piazza. Grazie al suo intervento, la piazza assume una forma ellittica, nella parte centrale, completata da una duplice esedra, decorata con numerose fontane e statue, che si protende verso la terrazza del Pincio e verso il fiume Tevere. Nel 1818, il Valadier rimuove la vecchia fontana di Giacomo Della Porta[3] che, sotto il pontificato papa Leone XII (Genga) (1822 – 1829) viene sostituita da una nuova architettura con quattro leoni marmorei che gettanoacqua nelle quattro vasche, disposte sugli spigoli dell’obelisco. Il Valadier continua la sua opera di rinnovamento sistemando anche la zona delle pendici del Pincio, raccordando Piazza del Popolo e il colle con della ampie rampe, adornate da alberi e carrozzabili, terminate nel 1834. La terrazza del Pincio diventa una delle più celebri passeggiate di Roma, frequentata dal popolo, dalla borghesia, dalla nobiltà, dall’alto clero e dagli stessi pontefici.
Nel 1878-1879 vengono abbattute le due torri laterali che servivano a fortificare la porta, che all’epoca aveva ancora un solo fornice, e vengono aggiunti i due fornici laterali, più piccoli. Dopo la breccia di Porta Pia, viene ricavata una nuova via d’accesso alla piazza, adornata di giardinetti laterali, strade e scalette, dietro l’esedra sul fiume, a seguito della costruzione del ponte Margherita (1886–1891). L’ultimo intervento strutturale rilevante avviene in epoca fascista, nel 1936, quando viene inaugurata la mostra del rinnovato acquedotto Vergine nel grande nicchione sotto la terrazza del Pincio.
Oggi Piazza del Popolo è un’ampia isola pedonale di circa 16000 mq, luogo di eventi pubblici importanti: la sua capienza le permette di ospitare sino a 65.000 persone. Qui vi ha anche sede il Comando Regione Carabinieri Lazio nella suddetta caserma intitolata a Giacomo Acqua.
Piazza del Popolo / English
Piazza del Popolo is a large square in Rome. The name in modern Italian literally means “People’s Square”, but historically it derives from the poplars (populus in Latin, pioppo in Italian) after which the church of Santa Maria del Popolo, in the northeast corner of the piazza, takes its name.
The Piazza lies inside the northern gate in the Aurelian Walls, once the Porta Flaminia of ancient Rome, and now called Porta del Popolo. This was the starting point of the Via Flaminia, the road to Ariminum(modern Rimini) and the most important route to the north. At the same time, before the age of railroads, it was the traveller’s first view of Rome upon arrival. For centuries, the Piazza del Popolo was a place for public executions, the last of which took place in 1826.
Valadier’s design
An Egyptian obelisk of Ramesses II fromHeliopolis stands in the centre of the Piazza.
The entrance of the Tridente from Piazza del Popolo, defined by the “twin” churches ofSanta Maria in Montesanto (left, built 1662-75) and Santa Maria dei Miracoli (right, built 1675-79). The Via del Corso exits between the two churches.
One side of the Fontana dell’Obelisco.
The layout of the piazza today was designed in neoclassical style between 1811 and 1822 by the architect Giuseppe Valadier,[1] who removed a modest fountain by Giacomo Della Porta, erected in 1572,[2]and demolished some insignificant buildings and haphazard high screening walls to form two semicircles, reminiscent of Bernini’s plan for St. Peter’s Square, replacing the original cramped trapezoidal square centred on the Via Flaminia. Valadier’s Piazza del Popolo, however, incorporated the verdure of trees as an essential element; he conceived his space in a third dimension, expressed in the building of theviale that leads up to the balustraded overlook from the Pincio (above, right).
An Egyptian obelisk of Rameses II from Heliopolis stands in the centre of the Piazza. The obelisk, known as the obelisco Flaminio, is the second oldest and one of the tallest obelisks in Rome (some 24 m high, or 36 m including its plinth). The obelisk was brought to Rome in 10 BC by order of Augustus and originally set up in the Circus Maximus. It was re-erected here in the Piazza by the architect-engineerDomenico Fontana in 1589 as part of the urban plan of Sixtus V. The Piazza also formerly contained a central fountain, which was moved to the Piazza Nicosia in 1818, when fountains in the form of Egyptian-style lions were added around the base of the obelisk.
Looking from the north (illustration, right), three streets branch out from the Piazza, forming the so-called “trident” (il Tridente): the Via del Corso in the centre, the Via del Babuino on the left (opened in 1525 as the Via Paolina) and the Via di Ripetta (opened by Leo X in 1518 as the Via Leonina) on the right. Twin churches (the chiese gemelle) of Santa Maria dei Miracoli (1681) and Santa Maria in Montesanto(1679), begun by Carlo Rainaldi and completed by Bernini and Carlo Fontana, define the junctions of the roads. Close scrutiny of the twin churches reveals that they are not mere copies of one another, as they would have been in a Neoclassical project, but vary in their details, offering variety within their symmetrical balance in Baroque fashion.
To the south, the central Via del Corso follows the course extended beyond the city gate as the ancient Roman Via Flaminia, coming from the Capitol and the forum. The Via Flaminia became known as theVia Lata in the Middle Ages, before becoming today’s Via del Corso and leads to the Piazza Venezia. The Via di Ripetta leads past the Mausoleum of Augustus to the Tiber, where the riverside landing called the Porto di Ripetta was located until the late nineteenth century. The Via del Babuino (“Baboon”), linking to Piazza di Spagna, takes its name from a grotesque sculpture of Silenus that gained the popular name of “the Baboon”.
To the north of the Piazza stand the Porta del Popolo, leading to the Piazzale Flaminio, and the ancient church of Santa Maria del Popolo. The Porta del Popolo was reconstructed to the current appearance by Pope Alexander VII in 1655, to welcome Queen Christina of Sweden to Rome after her conversion to Roman Catholicism and abdication. It was designed by Bernini: whereas such festive structures elsewhere were built of weather-resistant plaster,[3] in Rome the structure was more permanently executed in stone. Opposite Santa Maria del Popolo stands a Carabinieri station, with a dome reflecting that of the church.
Fontana del Nettuno.
In his urbanistic project, Valadier constructed the matching palazzi that provide a frame for the scenography of the twin churches and hold down two corners of his composition. A third palazzo he set to face and matched low structure screening the flank of Santa Maria del Popolo, with its fine Early Renaissance façade, together holding down the two northern corners. Valadier outlined this newly-defined oval forecourt to the city of Rome with identical sweeps of wall, forming curving exedra-lke spaces. Behind the western one, a screen of trees masks the unassorted fronts of buildings beyond.
Fountains
The aqueduct carrying the Acqua Vergine Nuovo was completed in the 1820s, and its water provided the opportunity for fountains and their basins that offered the usual public water supply for the rione. Ever since the Renaissance such terminal fountains also provided an occasion for the grand terminal water show called in Rome a mostra. “What makes a fountain a mostra is not essentially its size or splendor, but its specific designation as the fountain that is a public memorial to the whole achievement of the aqueduct.”[4] Valadier had planned for fountains in the upper tier of the Pincio slope, but the were not carried out, in part for lack of water.Fountains by Giovanni Ceccarini (1822–23), with matching compositions of a central figure flanked by two attendant figures, stand on each side of the Piazza to the east and west, flanked by neoclassical statues of The Seasons (1828).[6]. The Fontana di Nettuno (Fountain of Neptune) [7] stands on the west side, Neptune with his trident is accompanied by two dolphins. Rome between the Tiber and the Anieneon the east side, against the steep slope of the Pincio, represents the terminal mostra of the aqueduct. Dea Roma armed with lance and helmet, and in front is the she-wolf feeding Romulus and Remus.[5]
At the center of the piazza is the Fontana dell’ Obelisco: a group of four mini fountains each comprising a lion on a stepped plinth, surround the obelisk.
Urbanisation in three dimensions
Steps lead from the Piazza del Popolo to the Pincio to the east.
Valadier’s masterstroke was in linking the piazza with the heights of the Pincio, the Pincian Hill of ancient Rome, which overlooked the space from the east. He swept away informally terraced gardens that belonged to the Augustinian monastery connected with Santa Maria del Popolo. In its place he created a carriage drive that doubled back upon itself and pedestrian steps leading up beside a waterfall to thePincio park, where a balustraded lookout, supported by a triple-arched nymphaeum is backed by a wide gravelled opening set on axis with the piazza below; formally-planted bosquets of trees flank the open space. The planted Pinco in turn provides a link to the Villa Borghese gardens.
Until quite recently, the Piazza del Popolo was choked with traffic in a sea of car parking. Today, it is a pedestrian zone.
Piazza Del Popolo/Español
La Piazza del Popolo es una de las plazas más conocidas de Roma. En español su nombre se traduciría como Plaza del Pueblo. Se discute si este nombre procede de la capilla que levantó en 1099el pueblo de Roma en el solar donde hoy está el convento de Santa Maria del Popolo o por la abundancia de chopos en esta zona (chopo es pioppo en italiano y populus en latín).
La Plaza se encuentra en la puerta norte de lo que eran las Murallas aurelianas, dónde antes estaba la Puerta Flaminia, justo el comienzo de la Vía Flaminia, que en tiempos del Imperio era la principal calzada hacía el norte. El diseño actual de la plaza es de estilo neoclásico, obra del arquitecto Giusseppe Valadier entre 1811 y 1822, quién se ocupó de la demolición de algunos edificios con el fin de dotar a la plaza de dos armoniosos semicírculos. Éste diseño rompe con la forma trapezoidal centrada en la Vía Flaminia de la antigua plaza, en lugar de él, los dos semicirculos son una clara reminiscencia de la Plaza de San Pedro, obra de Bernini
El Obelisco flaminio
Las iglesias gemelas. A la izquierda Via Babuino y en el centro Via del Corso.
Un obelisco egipcio dedicado a Ramsés II, traído de Heliópolis se alza en el centro de la plaza. El obelisco flaminio, como se le conoce, es el segundo más antiguo y uno de los más altos de Roma con 24 metros, o 36 contando el pedestal. Su antigua ubicación en el Circo Máximo, data del año 10 AC, por orden del emperador Augusto.Domenico Fontana eligió colocarlo en el centro en 1589 como parte del plan urbano auspiciado por el Papa Sixto V. Anteriormente, una fuente decoraba la parte central de la plaza, dicha fuente se encuentra en Piazza Nicosia adonde se trasladó en 1818, cuando se añadieron fuentes de inspiración egipcia a la base del obelisco.
Mirando desde el norte tres calles nacen de la plaza, formando el conocido tridente: la Vía del Corso en el centro, Vía del Babuino a la izquierda y la Vía di Ripetta a la derecha. Las iglesias gemelas (chiese gemelle) de Santa Maria dei Miracoli (1681) y Santa Maria in Montesanto (1679), empezadas por Carlo Rainaldi y completadas por Bernini y Carlo Fontana, delimitan el cruce de las calles. Si se las estudia con detenimiento, aparecen diferencias entre ambas al estilo de la asímetría barroca, lo que no hubiera ocurrido si se hubiese tratado de un diseño neoclásico.
Hacia el Sur, la Vía del Corso sigue el rumbo de la antigua Vía Flaminia (que no se llamaba así intramuros), que proviene de la Colina Capitolina y del Foro romano. La antigua Vía Flaminia cambió de nombre en laEdad media, pasándose a llamar Vía Lata, antes de quedarse con el nombre actual de Vía del Corso, que finaliza en Piazza Venezia. La Vía di Ripetta pasa por el Mauseoleo de Augusto hasta llegar al Tíber, dónde hasta el s. XIX se podía encontra el Porto di Ripetta. La Vía del Babuino, que muere en Piazza di Spagna, toma su nombre de una grotesca escultura de Sileno, conocida con el sobrenombre popular de “El Babuino”.
Mapa de 1756, en el que se aprecia la conexión conPiazza di Spagna (abajo derecha) por la Via Babuino. A la izquierda se observa el Tíber y a la derecha lo que hoy es el parque de Villa Borghese.
En el lado norte se alza la Porta del Popolo y la vieja iglesia de Santa Maria del Popolo, la Porta sufrió su última transformación en 1655, cuando el Papa Alejandro VII ordenó adecentarla para recibir a la ReinaCristina de Suecia, después de su conversión al catolicismo y su abdicación. El diseño corrió a cargo de Bernini. Es curioso que mientras normalmente, éste tipo de estructuras festivas se fabrican en materiales poco resistentes, en Roma se realizase en piedra. Completa la plaza, una comisaría de Carabinieri cuya cúpula refleja la de la iglesia de Santa Maria.

Annunci